Le Formazioni Politiche
- La Redazione

- 3 giorni fa
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I nostri Padri Costituenti, uomini di grande cultura, eletti, nel 1946, all’Assemblea
Costituente, la cui elezione, anche in occasione del Referendum tra Monarchia e Repubblica,
viene commemorata negli 80 anni, in quest’anno 2026, che elaborò la stesura della
Costituzione Italiana, entrata in vigore il 1° gennaio 1946, tennero conto di molte esperienze
politiche del passato, circa anche le formazioni politiche. Si ritenne di prevedere, ai fini di
una precisa compiutezza, oltre la personalità giuridica, la funzione costituzionale ai Partiti
con una Legge ordinaria, lasciando alla Costituzione di indicare, all'art. 49, il principio
generale, da attuare. Purtroppo si attende ancora, l’attuazione del suindicato art. 49 Cost.,
per dare alle formazioni politiche una funzione costituzionale, come è del resto, in Germania,
dove sono soggetti di diritto pubblico e, per questo, con finanziamento dello Stato.
Attualmente, le formazioni politiche, sono delle semplici associazioni di diritto privato,
costituite con norme del codice civile, i cui leaders subordinano le scelte politiche e la
determinazione della politica nazionale, alla loro variabilità e mutevolezza di personalità e
carattere, alle quali poi, i cittadini-elettori, dovrebbero adeguarsi, mancando le formazioni
politiche personali di democrazia interna ed esterna, che ostacola la partecipazione. Un
cittadino, crede di associarsi, con la sua iscrizione, ad un Partito ma, invece, si associa ad
un’associazione, eppure l’art. 49 stabilisce: “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi
liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica
nazionale” (Art. 49 Cost.).
Ecco n. 2 interventi, tra i tanti, nella Commissione per la Costituzione - Assemblea
Costituente - nella seduta di mercoledì 20 novembre 1946.
Il 5 marzo 1947 l’Assemblea Costituente proseguì la discussione generale del progetto di
Costituzione della Repubblica italiana e si affermò, nella Commissione competente, anche
quanto segue.
“Punto centrale e fulcro di tutto l’ordinamento è il Parlamento. Noi auspichiamo che il
Parlamento possa, in avvenire, rappresentare per il nostro popolo come il palladio delle
sue libertà e l'istituto senza del quale la democrazia è nome vano e artificioso. Anche il
regime fascista parlava di democrazia, ma il Parlamento era ridotto a una smorfia ed a
una contraffazione di se stesso. E così, ovunque il Parlamento non sia espressione di libero
voto ed autore di libere determinazioni, la democrazia è la maschera e non il volto di un
regime democratico. (Approvazioni).
A chi spetterà, onorevoli colleghi, il compito di rendere vitale ed efficace il nostro sistema
parlamentare? Soprattutto, e direi esclusivamente — non si scandalizzi nessuno — ai
partiti. Contro di essi si appuntano e si appunteranno molte critiche, in parte anche
giustificate; ma è illusione o ipocrisia affermare o anche pensare che un regime
democratico possa oggi funzionare senza partiti, senza i partiti politici. Non è il sistema
dei partiti che va criticato, ma sono le colpe specifiche, sono le concezioni eterodosse dal
punto di vista democratico di alcuni partiti che vanno combattute; altrimenti si combatte
la stessa democrazia che non può funzionare al di fuori di essi e della loro realtà.
Il giorno in cui i partiti cessassero di esistere e al loro posto subentrasse il partito unico,
sarebbe, signori, l'atto di morte della democrazia e sulle sue rovine insorgerebbe
prepotente e tirannica una nuova dittatura. Naturalmente altri sono i partiti ed altri i
gruppi e i gruppetti che esprimono piuttosto aspirazioni e ambizioni di singoli che vaste
esigenze di collettività. Noi vogliamo parlare delle formazioni politiche basate su una fede,
unite da un comune sentimento, sollecitate da legittimi interessi, espressioni di idee più che
di uomini singoli. In questo senso i partiti sono necessari e salutari alla democrazia.
Quando manca un partito, ammoniva il Minghetti, si resta a discrezione dei gruppi, ed
aggiungeva: non è possibile un Gabinetto forte, autorevole, parlamentare, senza
indicazioni di voti, compagini di idee, base di partiti. Se le vecchie Camere italiane hanno
avuto i loro torti, questi ebbero causa, in modo preminente, nell'assenza di grandi partiti,
che fece decadere il Parlamento nel parlamentarismo. I partiti saranno invece di grande
aiuto alla giovane democrazia italiana, a condizione però:
1°) che attuino sinceramente il metodo democratico, a cominciare dal loro interno, e che si
propongano di attuarlo nel Paese;
2°) che non si ingeriscano indebitamente nella pubblica Amministrazione;
3°) che svolgano fra il popolo una vasta funzione educatrice di libertà, suscitatrice di civili
competizioni politiche.
Nell’estratto della Seduta del 20 maggio 1947 (Assemblea Costituente - Discussione generale
del Titolo IV della Parte I del progetto di Costituzione: - Rapporti politici -), si legge:
“E’ necessario impedire che il sorgere libero di certe formazioni politiche che partiti non
sono finché non sarà attuato l’articolo in esame (art. 49), possa procurare enorme danno
al nostro paese. A tal proposito penso che è giusto quello che è stato affermato in questa
nostra Commissione per la Costituzione, con un apposito emendamento da parte di un
collega, quando ha sostenuto e si sostiene la necessità di una esplicazione maggiore di
questo metodo democratico, messo nel nostro progetto di Costituzione. Mi riferisco a
quando si sostiene che: “Tutti i cittadini hanno diritto di organizzarsi liberamente in
partiti, per concorrere, nel rispetto delle libertà fondamentali e dei diritti garantiti dalla
presente Costituzione, a determinare la politica nazionale” a me pare che esprima un
concetto abbastanza chiaro, assai più chiaro che il progetto di Costituzione, perché fissa in
maniera precisa gli obblighi che debbono rispettare i partiti, tra questi una loro funzione
costituzionale e non di associazioni private. Devono, invece, sorgere con metodo
democratico; debbono rispettare certi obblighi perché solo così la Nazione non sarà
minacciata da nuovi e rinnovati metodi autoritativi e personalistici, come è stato in
passato”. (20 maggio 1947 l’Assemblea Costituente - Discussione Generale del Titolo IV
della Parte I del progetto di Costituzione: - Rapporti politici -).
Se vale ciò che scriveva Alexis de Tocqueville (1805 – 1859), ha avuto qualche utilità nei
sistemi di partecipazione politica, non ne ha alcuna in Italia. Noi, pertanto, in Italia, non
dovremmo tener conto ciò che scrisse Alexis de Tocqueville: “Se vuoi partecipare alla vita
politica del tuo Paese se sei in Inghilterra rivolgiti ad un Lord inglese; se sei in Francia,
rivolgiti al Governo; se sei negli Stati Uniti d’America, rivolgiti ad un’Associazione o ad un
Comitato”. Alexis de Tocqueville, non prendeva in considerazione il sistema politico italiano,
in quanto la vita politica era condotta da élite parlamentari, ed è per tale motivo, analizzando
e valutando tali esperienze e quelle a loro più vicine, che i nostri Padri Costituenti scrissero
ed approvarono l’art. 49 della Costituzione per consentire ai cittadini di partecipare
attivamente, di associarsi non con delle èlite per determinare, attraverso una rappresentanza
parlamentare la politica nazionale, ma di associarsi in Partiti, per non restare imbrigliati nei
“cerchi magici” di poche persone. Noi, possiamo rilevare, nel rispetto del nostro
ordinamento costituzionale, che le associazioni, come anche i Comitati, sono enti di diritto
privato e non di diritto pubblico con rilevanza costituzionale, che è la forma più idonea per
realizzare il bene comune e, pertanto, senza l’attuazione di tale articolo costituzionale (art.
49) i Partiti sono, dunque, delle costruzioni organizzative carenti di democrazia, sia interna
che esterna. Allo stato attuale, ciò che si definisce Partito è “ente di fatto”, non
giuridicamente, a livello costituzionale, riconosciuto e si ribadisce, è una semplice
associazione che aspira e rivendica di voler svolgere compiti e funzioni di rilevanza pubblica
per determinare la politica nazionale e che, invece, finisce per determinare interessi
personalistici, che allontanano dalle urne alte percentuali di cittadini-elettori. Nei Partiti,
invece, ai sensi dell’art. 49 Cost., sono gli organismi collegiali a prevalere e non si può
nascondere che la democrazia si sia logorata nel tempo e non è stata mai esercitata,
purtroppo, dai cittadini-elettori come dovrebbe essere, anche ai sensi del II° comma dell’art.
1 Cost., che stabilisce la sovranità appartiene al popolo. Ad esempio, secondo l’art. 21 della
Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (1948), ogni individuo ha diritto di partecipare
al governo del proprio paese, sia direttamente, sia attraverso rappresentanti liberamente
scelti, magari prima con delle primarie di collegio elettorale e quindi non in liste bloccate,
con il paradosso che si è, di fatto, obbligati a vidimare candidature scelte da altri, senza
consultazione alcuna ed è per tale motivo, come esempio, che nel 1944, in “Nods and Becks”,
Franklin Pierce Adams (1881-1960), giornalista e scrittore statunitense, scrisse: “Le elezioni
sono vinte da uomini e donne principalmente perché la maggior parte della gente vota
contro qualcuno piuttosto che per qualcuno”. Attualmente in Italia, i così detti partiti e/o
movimenti politici sono strutturati sul modello di come si formarono dal 1948 in poi, senza
attuare l’art. 49 della Costituzione, ma per molti anni i Segretari dei movimenti politici e
forze politiche, si comportavano come se fossero dei Coordinatori Nazionali di un Partito,
inteso come indicato nell’art. 49 Cost., anche se tale situazione infranse il rapporto tra
cittadino ed istituzioni e cioè gli italiani si ritrovarono spogli dinanzi ai vari enti preposti a
rappresentare i cittadini nei confronti dello Stato. All’indomani del ventennio 1923-1943 e
del termine della guerra, l’Italia si ritrovò in una condizione che possiamo definire di “limbo
istituzionale”, a causa del Referendum Costituzionale del 2 Giugno 1946, che decretò il
passaggio tra Monarchia e Repubblica. Praticamente, è come se gli italiani si fossero trovati
in una situazione di non Stato, senza una reale applicazione pubblica di quei valori, anche
minimi in una società, che sono l’ordinario eseguire quando si vive in uno Stato moderno.
Successivamente, nel sistema politico italiano, dal 1994, si è dato vita dall’alto a soggetti di
mobilitazione ed orientamento del sostegno, anche di tipo personale, ed i cittadini italiani
hanno d’allora subìto una circonvenzione e tale circonvenzione, in Politica, consiste
nell’abusare dei bisogni, delle passioni o dell’inesperienza delle persone, al fine di procurare
a sé o ad altri un profitto personale. Si è così realizzato uno Stato non credibile, che rende il
cittadino debole, culturalmente ed eticamente instabile, sfiduciato e praticamente solo. Ed
è sempre necessario considerare che dei cittadini che si sentono abbandonati dallo Stato
passano da una formazione politica all’altra, per non sentirsi sempre soli, ma a ritrovarsi
comunque sempre soli. Ed è anche per tale motivo che attuare l’art. 49 della Costituzione
Italiana è quanto mai necessario: “Nessun grande Paese libero è stato senza di essi. Nessuno
ha mostrato come un governo rappresentativo possa operare senza di essi. Essi creano
l’ordine dal caos di una moltitudine di elettori”, così scriveva James Bryce nel 1921 e si
riferiva ai Partiti Politici. Con l’attuazione dell’art. 49 Cost. e con un finanziamento pubblico
ai Partiti, ci sarebbe meno il rischio di oligarchie, che sono in antitesi alle democrazie, cioè
la realizzazione di un regime politico, con connotazione sociale, politica ed economica
corrispondente all’autoritarismo di una semplice associazione, che diventa Governo, se non
addirittura, rappresenta uno Stato: “Solo l’illusione o l’ipocrisia può credere che la
democrazia sia possibile senza i partiti politici” (Kelsen). I movimenti politici, soprattutto
in Italia, diventano ben presto, se non si trasformano in Partiti, ai sensi dell’art. 49 Cost.,
mai attuato, solo produttori di oligarchie, non di democrazie rappresentative ed inclusive.
Non solo sono cambiati i tempi e quindi i rapporti fra società e politica, ma sono sotto gli
occhi di tutti le degenerazioni alle quali queste associazioni di diritto privato, costituite ai
sensi del codice civile, denominate impropriamente Partiti pur non essendo ancora stato
attuato l’art. 49 della Costituzione Italiana, si presentano ai cittadini-elettori. Vengono
costituite tali formazioni politiche dall’alto e non nascono nella società civile e come tutte le
associazioni di diritto privato e non di diritto pubblico, come dovrebbero intendersi, per la
Costituzione Italiana (art. 49) i Partiti, sono di esclusivo appannaggio di figure e leaders che
fanno del loro egoismo o edonismo personale posizioni politiche dettate più da vantaggi
derivanti da interessi tattici personali piuttosto che da grandi visioni per realizzare il bene
comune. A maggior ragione, questi leaders diventano soggetti autoreferenziali e penetrando
nelle istituzioni le occupano come capi indiscussi, abusando di esse, talvolta, senza scrupolo.
Si tratta di degenerazioni molto gravi che, come noto, l’Italia storicamente ha anche vissuto.
E’ necessario, oltre che opportuno, realizzare una Democrazia Organizzata, e tra i compiti
della Politica ci dovrebbe essere anche quello di annullare quei pregiudizi, che sono
profondamente screditanti di Territori che declassano l’individuo ed i luoghi in cui vive, li
segnano e li disonorano in maniera tendenzialmente permanente, come anche le persone
vengono screditate, creando un immaginario collettivo che inficia la loro appartenenza
culturale e politica. I così detti Partiti politici, per la mancata attuazione del suindicato art.
49 Cost., sono quindi associazioni private che hanno il monopolio di fatto delle elezioni,
soprattutto di quelle politiche, attraverso la proposizione di candidature non scelte con
metodo trasparente e democratico. Fanno sempre ricordare che è sempre opportuno tenere
in considerazione ciò che diceva Erasmo da Rotterdam nel suo libro “Elogio della Follia”:
“Gli stolti, ben forniti di soldi, raggiungono le alte cariche dello Stato e, per dirla in breve,
prosperano in tutti i sensi”. Nei Territori, i movimenti politici nazionali, con il loro logo,
sono ingombranti e li utilizzano per attrarre consenso che poi trasferiscono ai loro leader,
non lasciando spazio all’autonomia ed all’indipendenza delle Liste Civiche, per determinare
la politica locale. C’è da chiedersi, cosa ci fanno nelle elezioni amministrative se il loro ruolo,
nel rispetto dell’art. 49 della Costituzione Italiana, peraltro se fosse attuato con una Legge
ordinaria, dovrebbero determinare la politica nazionale e non quella locale. Questi
movimenti politici nazionali, sono l’opposto delle Liste Civiche e si fondano su un “monismo
politico”, spesso con ideologie strutturate, al fine di permeare e molte volte manipolare ogni
aspetto della vita politico-sociale. Qui il leader, spesso carismatico, esercita un potere senza
un contraddittorio interno, evitando ogni partecipazione dei cittadini-elettori ed
assomigliano molto a quelle culture sultaniche del mondo arabo e quindi islamiche che
vogliono allontanare, magari a ragion veduta in quanto non disposte ad integrarsi, ma
cadono nel loro stesso comportamento, non integrando chi ha competenza, merito e talento.
In questi contesti, il potere è completamente personalizzato, basato, anche su legami
familiari o patrimoniali, cioè dei finanziatori dei loro movimenti ed esercitano in modo
arbitrario e privatistico, senza distinzione tra l’interesse pubblico, che dovrebbe essere
rivolto a realizzare il bene comune, e quello privato, strettamente egoistiche ed
opportunistiche, rivolto al bene personale. In un Libro, dal Titolo “The Civic Culture” (La
Cultura Civica) edito nel 1963, in lingua inglese e non ancora, credo, tradotto in lingua
italiana, gli autori sostengono che la cultura politica più favorevole alla democrazia sia la
cultura civica, caratterizzata da un equilibrio tra partecipazione e rispetto verso le istituzioni
ed in questo modello culturale convivono l’attivismo politico e il rispetto dell’autorità, la
fiducia sociale e l’impegno civile, evitando polarizzazioni e conflitti profondi. E’ sempre
opportuno ed anche necessario diffidare di quei leaders di forze politiche e movimenti
politici che affermano di voler conseguire il bene comune. Sono gli stessi che evitano poi a
far partecipare alla realizzazione di quel bene comune, evitando l’attuazione di una
democrazia, sia interna che esterna, alle loro personali forze politiche e movimenti politici.
E’ opportuna una “Voce Nazionale”, che s’innalzi dai Territori, e non vuole avere
autorevolezza etico-politica e non è una “Voce Autoritaria”, ed il suo indirizzo politico
dovrebbe essere quello di migliorare dal basso la politica tra i cittadini e non dall’alto,
evitando che molti movimenti e formazioni politiche siano costituiti attraverso poteri e
privilegi già costituiti, che esprimono rappresentati senza nessuna delega di rappresentanza
effettiva da parte dei cittadini-elettori, auspicando nell’attuazione dell’art. 49 della
Costituzione Italiana. Affermare tutto questo ha il risultato di essere considerate come
“persone scomode”, ma non possono dirlo stando comodamente seduti, in quanto molti
cittadini appartengono ed hanno scelto di sentirsi in una “Società degli Apoti”, cioè individui
liberi, uniti tra loro, che vogliono differenziarsi dalle pubbliche opinioni, per poter valutare
l’attualità politica e la cronaca contingente con indipendenza ed imparzialità, come
sostenne Giuseppe Prezzolini, dalla lettera, pubblicata sulla Rivista “La Rivoluzione
Liberale”, n. 28, del 28 settembre 1922. Karl R. Popper (1904 – 1994), affermava: “La
domanda giusta da porsi non è mai chi deve governare, bensì come possiamo organizzare
le istituzioni politiche per impedire che i governanti cattivi o incompetenti facciano troppo
danno?”. Senza un sistema di regole, si é sempre sottoposti a quei "dirigenti in primis" che
si affacciano, di volta in volta, sulla scena politica e si alimentano proprio per la mancanza
di regole, legittimandosi senza una legittimazione democratica ed inclusiva, per presentarsi
poi come auto-referenziali. Concludendo, la crisi delle istituzioni sta proprio nel fatto che
non vi é una Legge ordinaria organica di attuazione l'art. 49, che preveda, anche la selezione
della classe politica, con riferimento alle candidature, cioé un articolato che disciplini, anche,
la democrazia interna ed esterna delle formazioni politiche. La realizzazione di una
democrazia inclusiva e partecipativa, trasformerebbe i movimenti politici in Partiti e
consentirebbe di ripristinare il finanziamento pubblico, altrimenti ci troveremo sempre di
fronte a formazioni politiche costituite da due, tre persone che utilizzano il marketing
politico, come in un lancio commerciale, a livello mediatico, con la ricerca di sponsor
(finanziamenti privati), di un prodotto, certamente non politico, come si vuole, invece, far
intendere!
L’auspicio è quello di iniziare ad impegnarsi a chiedere ai movimenti politici nazionali, con
i loro “brand politici nazionali” o “loghi nazionali sulle liste elettorali locali” che si sono
imposti mediaticamente, di non presentarsi, di non ingerirsi, in quanto ingombranti e
penalizzanti, anche per se stessi, sui Territori, nelle elezioni amministrative, in quanto, ai
sensi del più volte richiamato art. 49 Cost., dovrebbero determinare la politica nazionale e
non quella delle amministrazioni comunali o regionali, la cui politica spetterebbe, a rigore,
al “The Civic Culture” (La Cultura Civica), cioè a delle “Liste Civiche”, in quanto, come sopra
indicato, esprimono e sostengono che la cultura politica locale sia più favorevole, sia
democraticamente, sia culturalmente, ai cittadini, caratterizzante un equilibrio tra
partecipazione e rispetto verso le istituzioni ed in questo modello convivono l’attivismo
politico, la vera e reale partecipazione, e il rispetto dell’autorità, la fiducia sociale e
l’impegno civile, evitando polarizzazioni e conflitti profondi, come presenti, purtroppo, a
livello nazionale, che vengono esportati nelle elezioni amministrative, limitando o
comprimendo ogni azione per la realizzazione del bene, sia nei Comuni, sia nelle Province,
sia nelle Regioni.
Emerito On. Console
Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 224 del 26/09/2006
Gianni Sabàto
Storico- Giureconsult










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