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ARGOMENTI INCONTRA FABIO DESIDERI, EX SINDACO DI MARINO ED EX CONSIGLIERE REGIONALE

Cominciamo ad analizzare il territorio a Lei più caro, il Comune di Marino. Da marinese ed ex sindaco di questa cittadina come giudica l’Amministrazione targata Cecchi a circa un anno dal suo insediamento? 

Il paese dove sono nato, ed ho vissuto una parte importante della mia vita, mi sembra sempre più avviluppato da un forte degrado nonché da una mancanza di integrazione tra le diverse realtà che lo compongono. Il centro storico – come la maggior parte degli aggregati urbani antichi – sta subendo un abbandono da parte delle giovani famiglie autoctone le quali vengono soppiantate da famiglie di diversa origine, per lo più non italiane, con valori e stili di vita diversi dalle famiglie storiche. Le frazioni ed il resto del territorio hanno subito un forte inurbamento, a seguito dello sviluppo edilizio dovuto a scelte che risentono dello stravolgimento urbanistico del piano regolatore a suo tempo adottato dalla mia amministrazione, il quale ha subito la modifica degli standard urbanistici, in esso originariamente previsti, a seguito dall’accordo politico fatto tra Palozzi e Montino, in fase di definitiva approvazione del Piano stesso, Accordo devastante, che modificò la procedura di attuazione del piano, affrancandola dalla preventiva approvazione dei Piani Urbanistici Attuativi, i quali avrebbero dovuto realizzare – preventivamente - nel territorio marinese gli standard urbanistici ( scuole, parchi, opere di urbanizzazione primaria e secondaria, strade, fognature etc,) assoggettando le autorizzazioni delle nuove cubature alla realizzazione anticipata delle opere di urbanizzazione, invece che tramite concessione singola con possibilità di monetizzazione degli standard, in caso di mancato reperimento degli stessi nel singolo lotto edificabile. Questa situazione ha originato la congestione delle nuove aree edificabili. Purtroppo su tali temi, così complessi, ho visto, negli anni, una scarsissima azione amministrativa di recupero e riequilibrio da parte delle maggioranze politiche avvicendatesi a Palazzo Colonna dopo la nostra. 

Viviamo in un periodo di grande crisi e grande incertezza, la disaffezione alla politica è ormai un dato di fatto con l’astensione cresciuta al 36%. Insomma, il partito del non voto è diventato il primo partito d’Italia. Cosa dovrebbe fare la politica per invertire questo trend che mette a rischio il sistema democratico? 

Mi permetto di integrare la sua domanda: cosa dovrebbe fare la politica e cosa i cittadini? Forse questa è la domanda più completa. La politica ha l’obbligo di diventare concreta e farsi percepire come tale dai cittadini. Deve cioè iniziare a confrontarsi sulle soluzioni ipotizzabili per le questioni che affliggono gli italiani: il territorio, l’economia, il lavoro, la sanità le tasse etc.. La politica deve smettere di apparire come uno spazio di sola critica tra le parti, ove nulla determina soluzioni comuni e condivise. Noi cittadini dobbiamo smetterla di dare “cambiali in bianco” al politico di turno, dovremmo invece – anche se non è facilissimo – sforzarci di partecipare di più le 

istituzioni, impegnandoci ad approfondire i temi che la politica edulcora a secondo delle varie appartenenze. Insomma dovremmo sforzarci di essere più “cittadini consapevoli” e meno “elettori distratti”, obbligando - con tale comportamento - la politica ad individuare le soluzioni che gli competono sia per legge che per la delega che i cittadini gli conferiscono al momento del voto. 

Recentemente si è parlato di Lei per la diffida alla Lista Impegno Civico di Di Maio e Tabacci. Lista che esiste dal 1996 ed è stata fondata a Marino. Il Viminale ha comunque dato l’ok al contrassegno alle recenti politiche ma sappiamo come è andata. Che ne pensa? 

Come Lei sa bene, io mi sono fortemente opposto all’iniziativa politica di Di Maio e Tabacci, perché – se mi passa il termine - “scippava” la storia ed il vissuto di tante donne ed uomini che, negli anni e nei vari territori d’Italia, si sono impegnati per partecipare le istituzioni del nostro Paese. La vicenda del naufragio politico del tentativo di “Giggino da Pomigliano” ha messo però all’attenzione di ognuno di noi il tema dell’elettorato passivo, nonché della sua tutela nelle procedure burocratiche correlate alle elezioni politiche. Su questo tema anche il TAR del Lazio, nella sua pronuncia sul nostro ricorso, ha dovuto riconoscere la propria incompetenza a determinarsi, per ragioni giuridiche correlate al vuoto normativo sulla materia, carenza questa che auspico il Parlamento, neo eletto, provvederà a colmare nell’interesse di tutti i cittadini. 

La prossima primavera si voterà per il rinnovo del Consiglio Regionale del Lazio, Ha fatto un pensierino per il suo prossimo ritorno in politica? 

La politica ha fatto parte della mia vita in modo attivo da quando avevo 34 anni fino a quando ne ho compiuti 48, oggi ho 61 anni, sono tredici anni che non ho - per mia scelta - un impegno diretto nell’agone politico regionale e nazionale. In questi anni ho però notato che il filo che lega i cittadini alla politica si è sempre più sfibrato, rompendosi anche in alcuni tratti, cosa questa che è avvenuta particolarmente nei castelli romani, a sud di Roma e in molti territori della provincia di Roma. I prossimi cinque anni nel Lazio avranno un carattere straordinario per gli eventi che caratterizzeranno il territorio: dal Giubileo del 2025 all’attuazione del P.N.R.R., dalla chiusura del ciclo dei rifiuti alla realizzazione del nuovo stadio dell’A.S.Roma, dal recupero del litorale laziale al rilancio della funzione e dell’operatività dei porti, dallo sviluppo della viabilità delle grandi arterie fino alla candidatura di Roma all’Expo 2030; tutti temi questi – insieme a molti altri - che renderanno la prossima legislatura regionale una legislatura molto, ma molto, importante per la nostra Regione. Con questi presupposti forse è il caso –esistendone i presupposti – di tornare a dare un contributo. Ne parleremo con tanti amici il prossimo venerdì 21 ottobre a Roma.


Maristella Bettelli


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